Charles Baudelaire e George Sand

Charles Baudelaire è stato un autore importante non solo per la cultura francese, ma anche per quella mondiale. Oltre a essere il primo e accreditato traduttore delle opere di Edgar Allan Poe – che tutt’oggi mantengono la maggior parte delle sue traduzioni – è soprattutto un personaggio poliedrico e incessante: poeta, critico d’arte e narratore, ma anche colui che pur facendo propri i temi tipici del Romanticismo apre la via a quella che sarà la cultura simbolista, carica di suggestioni e rivelazioni nascoste.

Nonostante il linguaggio evocativo e spesso oscuro, i Diari Intimi sono i pensieri più autentici e sinceri di Charles Baudelaire. Sono stati scritti tra il 1851 e il 1867 (anno della sua morte) e riuniscono appunti, riflessioni e progetti letterari intorno ai temi più disparati: l’alienazione, la malattia, la morte, l’amore, la politica, l’arte, la poesia. In questi pezzi folgoranti – dotati di forte sagacia e cinismo – Baudelaire raccoglie letteralmente «tutte le sue collere e le sue tristezze», non solo nei confronti della vita (vissuta sempre in modo dissoluto e sprezzante) ma anche «della società e dei suoi culti». Il fatto che questa raccolta sia stata pubblicata postuma – tra il 1880 e il 1910 – dice molto sul suo contenuto, non destinato alla pubblicazione e quindi estremamente personale, frutto anche della vita quotidiana di Baudelaire e delle sue relazioni con la famiglia (luogo di molti conflitti personali), gli amici e i conoscenti.

Charles Baudelaire tesseva le lodi di molti autori e artisti (tra cui Gustave Flaubert, Honoré de Balzac o Constantin Guys, definito da lui stesso “Il pittore della vita moderna”), ma è anche vero che di altri aveva una scarsa ammirazione. Tra quest’ultimi si inseriva sicuramente George Sand, pseudonimo di Amandine Aurore Lucile Dupin e scrittrice francese di grande impatto politico e letterario. Baudelaire pareva non condividere affatto l’entusiasmo che molti suoi contemporanei avevano per Sand: oltre a ritenerla troppo femminista e progressista (con uno stile di vita spesso incorniciato da scandali), definiva la sua opera priva di profondità e immaginazione, spesso addirittura esageratamente prolissa. Delle opinioni confidenziali che Baudelaire non ha evitato di scrivere anche nei suoi Diari (in Mon cœur mis à nu).

Su George Sand

La donna Sand è il Prudhomme dell’immoralità. È sempre stata moralista. Soltanto, una volta faceva della contro-morale. Così, non è mai stata artista. Ha il famoso stile scorrevole, caro ai borghesi. È stupida, è pesante, è pettegola. Ha, nelle idee morali, la stessa profondità di giudizio e la stessa delicatezza di sentimento delle portinaie e delle mantenute. Ciò che dice di sua madre. Ciò che dice della poesia. Il suo amore per gli operai. Che alcuni abbiano potuto innamorarsi di quella latrina, è prova dell’invilimento degli uomini di questo secolo. Vedere la prefazione di Mademoiselle La Quintinie, dove sostiene che i veri cristiani non credono nell’Inferno. La Sand è partigiana del Dio della brava gente, il dio dei portinai e dei servitori ladri. Ha le sue buone ragioni per voler sopprimere l’Inferno.

Il Diavolo e George Sand 

Non si deve credere che il Diavolo tenti soltanto gli uomini di genio. Egli disprezza indubbiamente gli imbecilli, ma non disdegna il loro aiuto. Al contrario, fonda su quelli le sue grandi speranze. Guardate George Sand. Ella è specialmente, e più di ogni altra cosa, una gran bestia; ma è indemoniata. E stato il Diavolo che l’ha persuasa a fidarsi del suo buon cuore e del suo buon senso, affinché ella persuadesse tutte le altre grandi bestie a fidarsi del loro buon cuore e del loro buon senso. Io non posso pensare a quella stupida creatura senza un certo fremito d’orrore. Se la incontrassi, non potrei astenermi dal gettarle in testa una pila d’acqua santa.

George Sand è una di quelle vecchie ingenue che non vogliono mai lasciare il palcoscenico. Ho letto ultimamente una prefazione (la prefazione di Mademoiselle La Quintinie), in cui sostiene che un vero cristiano non può credere nell’inferno.

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