Friselle condite leggendo Primo Levi

Friselle condite leggendo Primo Levi

Ingredienti (per 4 persone)

4 friselle
3 pomodori ramati maturi
4 filetti d’acciuga
1 cetriolo
Qualche foglia di basilico
Stracciatella di burrata (a piacere)
Acqua q.b.
Sale q.b.
Olio e.v.o.

Preparazione

Prendere le friselle (io ho scelto quelle integrali) e romperle a pezzi (meglio ancora se si hanno delle friselle già rotte e di cui non si sa cosa fare). Quindi metterle in un recipiente piuttosto capiente e versarci sopra “a giro” dell’acqua. Aggiungere un pizzico di sale e mescolare per uniformare il tutto.

Fare a tocchetti i pomodori e il cetriolo (privato della buccia), quindi sminuzzare anche i filetti di acciuga. Una volta che gli ingredienti sono pronti, versarli tutti insieme nella ciotola dove precedentemente si stavano ammorbidendo le friselle (facendo attenzione che non ci sia acqua in eccesso). Completare con il basilico spezzettato a mano, condire con dell’olio e.v.o. e dare una bella mescolata. 

L’ideale sarebbe lasciare insaporire le friselle per una mezz’oretta. A piacere, mettere su ciascuna porzione un cucchiaio di stracciatella di burrata. Per servirle in maniera simpatica, utilizzare dei barattoli con chiusura ermetica oppure delle tazze trasparenti piuttosto capienti. Sono ottime come aperitivo.

Se fosse un libro

Pochi ingredienti, sostituibili a seconda dei gusti e da preparare in poco tempo: come quando si ha voglia di leggere qualcosa di breve e che può cambiare a seconda dell’ispirazione del momento. Come non pensare a una raccolta di racconti? In questo caso, quelli contenuti in Ranocchi sulla luna (e altri animali), opera – pubblicata postuma – di Primo Levi e contenente un fantasioso repertorio zoologico fatto di strane creature e situazioni fuori dagli schemi. Leggendo questi testi brevi si viene proiettati in un mondo narrativo in cui non sono gli umani a parlare, ma delle creature con le zampe colte nelle loro più diverse manifestazioni. Ogni racconto impiega poco tempo di lettura – un po’ come la preparazione di queste friselle – ma ciascuno è in grado di trasmettere un messaggio unico e particolare. Quando si pensa a Primo Levi, tutto ci si immagina fuorché uno spirito così irriverente e simbolico (forse abituati alla scrittura “razionale” di capolavori come Se questo è un uomo o La tregua). Non si potrebbe essere più in errore: la verità è che l’interesse per le storie di animali ha attraversato quasi tutto l’arco di produzione dell’autore, a dimostrazione del fatto che Levi sia stato sia un abile osservatore di ciò che lo circondava sia un maestro con l’immaginazione. Una lettura e una ricetta che sfuggono alle “categorizzazioni” e si addentrano nel mondo della fantasia.

Il luogo più interessante era il torrente, a cui mia madre ci portava tutte le mattine, a prendere il sole e a diguazzare nell’acqua limpida mentre lei lavorava a maglia all’ombra di un salice. Lo si poteva guadare senza pericolo da sponda a sponda, e albergava animali mai visti. Sul fondo, strisciavano insetti neri che sembravano grosse formiche […]. A mezz’aria si libravano libellule meravigliose, dai riflessi turchini, metallici; metallico e meccanico era anche il loro ronzio. Erano piccole macchine da guerra: a un tratto calavano come dardi su un’invisibile preda. Sui lembi di sabbia asciutta correvano scarabei verdi, agilissimi, e si aprivano le trappole coniche dei formicaleoni. [Dal racconto “Ranocchi sulla luna”, p. 113]

Molti animali, dalle strutture più diverse, ostentano colori vivaci e hanno carni di sapore disgustoso, oppure sono velenosi: ad esempio i pesci dorati e le coccinelle, o rispettivamente le vespe e certi serpenti. I colori vistosi servono come segnali e avviso, affinché i predatori li riconoscano da lontano e, ammaestrati da precedenti esperienze, si astengano dall’assalirli. Esiste un parallelo comportamento umano? In generale, l’uomo nocivo tende piuttosto a confondersi entro la maggioranza, per sottrarsi all’identificazione; ma non fa così quando è o si sente superiore alla legge. [Dal racconto “Romanzi dettati dai grilli”, p. 126]

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