Sulle note di “Suite Rock”

Nel periodo buio degli anni di Piombo, in un clima magmatico alimentato da dissesti politici, sociali e culturali, si fa largo pian piano un desiderio di “ribellione” che sfocerà, tra le tante cose, in un fermento sonoro sperimentale e unico. I giovani italiani sono affascinati da quello che sta accadendo nel mondo, specialmente in Gran Bretagna, pertanto cercano di riproporlo anche nel loro paese, scatenando così uno “scambio” di grandissimo livello e senza precedenti: sono gli anni del rock progressive, e quindi di una trasformazione musicale incredibile che, seppure nella sua breve durata, è stata in grado di generare pietre miliari illustri che perdurano tutt’oggi.

Il Prog ha assunto un ruolo immortale, ma il suo momento d’oro si può riassumere in un minuscolo spazio temporale, un lustro, quello di inizio anni ’70. Fortunatamente il movimento non si è mai arrestato, l’interesse è riemerso in tempi recenti ed esiste una nuova generazione di musicisti e appassionati che prosegue il percorso. Partendo dagli albori del rock e da un anno preciso – il 1969 – abbiamo ripercorso la storia, occupandoci di aspetti sociali, di eventi particolari, di costume, dando suggerimenti a chi vuole spingersi nell’esercizio della critica musicale, ricordando il rito del vinile, evidenziando il collegamento tra “sostanze” e musica. L’obiettivo era quello di rivolgerci ai giovani, dando loro i mezzi per potersi avvicinare al genere per poi provare successivamente ad approfondire in modo autonomo.

Per chi ha conosciuto il prog, Suite Rock. Il prog tra passato e futuro (Graphofeel, 2020) ha le stesse intenzioni di un album con le foto di famiglia, carico di suggestioni e vissuti. Chi invece ne ignorava l’esistenza, potrebbe trovarlo un buon punto di partenza per farsi conquistare da un genere tutt’altro che morto o dimenticato. In un momento come quello di adesso dove sta riprendendo piede il “mercato della nostalgia”, fatto di dischi in vinile o altri oggetti vintage, questo saggio – scritto a quattro mani da Athos Enrile e Oliverio Lacagnina, con l’ausilio di molteplici voci – è un viaggio generazionale verso ciò che è stato e non smette affatto di essere.

Chi si appresta a leggere Suite Rock – e speriamo siano tanti, soprattutto le giovani generazioni – troverà molte testimonianze di esperti, giornalisti, musicisti, tecnici di studio e quant’altro; una scelta condivisa con Athos nella speranza di offrire un panorama più vasto possibile per un genere che abbraccia i più disparati processi creativi, tecnologie e strumentazioni innovative per l’epoca e che, soprattutto qui in Italia, ha avuto anche risvolti politico/sociali.

Riprendendo la premessa, l’intento di Suite Rock non è solamente quello di guardare con lo specchietto retrovisore le origini musicali e sociali del rock progressivo, ma anche di proiettarlo verso il futuro, ossia di raccontarlo a chi, per sfortuna o per età, non conosce gli elementi che l’hanno reso così grande e memorabile. Alla base del prog c’è una forte libertà espressiva e un uso originale della dimensione musicale, ecco perché chi decide di approcciarsi a questo genere deve porsi come obiettivo quello di stupire e deragliare dai binari delle regole conosciute. Lo sa bene anche Luciano Boero, storico componente de La Locanda delle Fate, che ha anticipato il cuore del saggio con una premessa carica di ricordi personali ed esperienze che non tutti possono vantare di aver vissuto: il consiglio principale, scrive, è quello di partire dai “grandi” per poi avvicinarsi alla nicchia, come se l’orecchio necessitasse di abituarsi a un suono tanto nuovo quanto particolare.

[…] Eravamo liberi di esprimerci, trascurando la durata dei brani e le rigide sequenze tra strofa e ritornello, lasciandoci andare a tempi a volte composti, a testi che non più obbligatoriamente dovevano articolarsi su metriche stereotipate, con tanto di finale di verso in rima o assonanza.

Dopo una prima parte dedicata prevalentemente alla creazione di una playlist che viaggia nel continente europeo fino a raggiungere, nel dettaglio, pure l’Italia, il lettore è trascinato in un vero e proprio vortice di elementi e aneddoti destinati a diventare memorabili. Scandagliato più a fondo, il saggio rivela anche i retroscena del genere attraverso copertine, “attrezzi del mestiere”, vecchi e nuovi mezzi tecnologici e tante altre curiosità. Proprio come un backstage dove non esiste nessun pass “limitativo” e tutti possono entrare, sia per rimanerne ulteriormente affascinati sia per consolidare le proprie conoscenze. Ne sono un esempio le pagine dedicate al ruolo delle case discografiche, ai mezzi di distribuzione (come i negozi di dischi o le radio), ma anche ai concerti e al mondo di oggi, in cui il prog ha assunto ormai uno stato di riconosciuta immortalità («Il prog non è morto, non è musica per trogloditi […]»

Se anche voi, come me, avete un padre che ha consumato la puntina del giradischi a suon di Genesis e Banco del Mutuo Soccorso – due band citate nel libro, insieme a molte altre -, la lettura si trasformerà in una suggestiva connessione amarcord con ciò che avreste voluto sapere e che, ora, è arrivato il momento di scoprire (anche grazie a un curioso “esercizio per tutti” che tocca le corde dell’inaspettato). Per quanto distante dalla realtà contemporanea, la conclusione è solo una: il prog non è (riduttivamente) solo un genere, ma un sentimento che “raccoglie” – come da titolo – una storia impossibile da mettere da parte.

Vuoi acquistare questo libro? Clicca qui

Pubblicato da

Ciao, sono Valentina. Ho conseguito una laurea magistrale cum laude in Culture Moderne Comparate e precedentemente una in Lettere moderne. Mi piace scrivere di letture e letteratura. Sogno di trasformare la mia passione in una vera e propria professione, intanto collaboro con case editrici e scrittori emergenti, gestisco una “bottega libresca” in cui vendo oggetti a tema e parlo di libri in giro e sui social, soprattutto in Twitter e Instagram. Di recente ho pubblicato anche un saggio sulla storia alternativa: “Quando Hitler ha vinto la Seconda guerra mondiale”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...