“Pellegrinaggio d’autunno” insieme a Hermann Hesse

Pellegrinaggio d’autunno non è solamente una raccolta di tre racconti – ricchi e prolissi, estremamente accurati – incentrati sulla natura e il vivere quotidiano, ma anche una dedica attenta a quei temi considerati “minori” e a cui Hesse riesce a conferire una carica descrittiva sorprendentemente suggestiva. Quando l’autore si è dato alla scrittura di questi brevi testi, i suoi capolavori più famosi come Siddharta o Narciso e Boccadoro erano ancora un pensiero lontano. Ciononostante, in essi si sono manifestati molti degli elementi che verranno ripresi e ampliati meglio in seguito. Pellegrinaggio d’autunno, Hans Amstein e La casa dei sogni sono molto più di frammenti di vita conditi con una buona dose di sana minuziosità; a renderli speciali è senz’altro la potenza espositiva e (quasi) “fiabesca” che avvolge il lettore in un’atmosfera ovattata che si avvicina all’irrealtà. 

Hesse è un indagatore dell’animo umano e delle bellezze – soprattutto naturali – che lo circondano. La sensazione è quella di essere sospesi in un altro mondo, disegnato con tratti netti e nitidi, dove l’abilità scrittoria dell’autore si manifesta soprattutto nella raffinatissima attenzione per il dettaglio, come se la sua penna non foss’altro che un microscopio in grado di portare in primo piano tutti gli elementi che riempiono gli occhi e il cuore.

Serata molto fresca, umida, inospitale, precocemente buia. Ero sceso dalla montagna giù per uno stradellino ripido, in parte argilloso e incassato tra due pareti, e adesso mi trovavo, da solo, sulla riva del lago, tremando dal freddo. Da oltre i colli giungevano fumi di nebbia, la pioggia si era esaurita e, ormai cadevano soltanto poche gocce, deboli e scacciate dal vento.

C’è un non so che di incantevole nel leggere d’autunno (è il caso del primo racconto) proprio mentre fuori dalla finestra gli alberi si tingono di caldo o perdono le foglie; la magia di Hesse sta nel richiamare ulteriormente questa atmosfera aggiungendoci anche una caratterizzazione umana, con personaggi che possiedono rimembranze, rimpianti e stati d’animo che si legano all’ambiente circostante “in decadenza”.

Man mano che salivo, il vento aumentava. Cantava una melodia autunnale, con gemiti e risa, accennando a passioni favolose accanto alle quali le nostre non erano altro che bambinate. Mi gridava all’orecchio parole mai udite, di un mondo primigenio, come nomi di dèi antichi. Dipingeva su tutto il cielo, coi rimasugli delle nuvole erranti, strisce parallele che contenevano qualcosa di dominato a stento e sotto le quali i monti parevano incurvarsi.

Pellegrinaggio d’autunno è un viaggio nella vita del protagonista, un percorso di ricordo e nei ricordi; i titoli “preparatori” che inframezzano ogni porzione di testo hanno quasi il compito di introdurre il lettore in un grande esercizio di immedesimazione che ha come obiettivo il rifiuto delle imposizioni e il rammarico per ciò che non è stato. Il secondo racconto è sicuramente il più incisivo dei tre. Se con Hans Amstein si è toccato il tema, saldamente ancorato a terra, dell’amore goliardico e tragico, tutto viene riportato oniricamente in alto con l’ultima lettura, molto più contemplativa e ammaliante. La casa dei sogni ha la stessa delicatezza di un quadro impressionista, complici anche le ricche pagine ampiamente dedicate ai colori che ricordano quelle di un dipinto en plein air

La campagna verde era delimitata da una invisibile valle fluviale, al di là della quale si vedeva una lunga catena di verdi montagne coperte di boschi e, dietro, un’altra catena di cime verdi, già velate di azzurrognolo; un po’ più in là, turchina, una ripida catena pedemontana, dalle pareti rocciose nude e scintillanti. E soltanto al di là di quella terza catena azzurra, infinitamente lontane e alte tra l’alternarsi delle nubi, fluttuavano le montagne innevate, dai colori di sogno, trasfigurate in una realtà molteplice, attutita ed esaltata: un mondo pallido e spettrale, privo di memoria, ma più vero e reale di tutto ciò che era vicino.

In questo tris di letture, fatte di vivi personaggi e povere vicende quotidiane, Hesse si affida alla semplicità (solo apparente) della vita per creare storie che si intrecciano con la psicologia umana e le sfumature dell’ambiente che ci circonda. Un piccolo libro dal grande impatto, come profondo è il significato di cui si fa portatore, da leggere non solo se si è grandi amanti dello scrittore tedesco (e per approcciarsi ai suoi inizi), ma anche delle potenzialità di una natura sempre in continua metamorfosi. 

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Ciao, sono Valentina. Ho conseguito una laurea magistrale cum laude in Culture Moderne Comparate e precedentemente una in Lettere moderne. Mi piace scrivere di letture e letteratura. Sogno di trasformare la mia passione in una vera e propria professione, intanto collaboro con case editrici e scrittori emergenti, gestisco una “bottega libresca” in cui vendo oggetti a tema e parlo di libri in giro e sui social, soprattutto in Twitter e Instagram. Di recente ho pubblicato anche un saggio sulla storia alternativa: “Quando Hitler ha vinto la Seconda guerra mondiale”.

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